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All'interno della Villa in San Michele di Pagana che, per decisione testamentaria dell'ultimo proprietario, l'ammiraglio marchese Franco Spinola, appartiene oggi al Sovrano Militare Ordine di Malta, fra le rigogliose piante del parco, sorge il Castello di Punta Pagana. Di forma quadrangolare, con i due bastioni frontali più accentuati, è circondato da un fossato, superabile grazie al ponte levatoio.
È una fortezza ottimamente conservata, che conferma le linee del progetto originario conservato all'Archivio di Stato di Genova, salvo qualche lieve miglioria attuata nel corso della costruzione per ottenere la più completa funzionalità.
L'opera si deve a Pier Francesco Cambone e l'avvio per la sua realizzazione risale all'aprile del 1625 quando la Serenissima Repubblica intese premunirsi contro gli attacchi che sarebbero potuti venire dai franco-piemontesi essendosi aperte le ostilità per le mire espansionistiche di Carlo Emanuele di Savoia.

Il Senato genovese aveva allo scopo inviato nel gennaio di quell'anno i quattro "deputati" Orazio Lercari, Pier Francesco Saluzzo, Arrigo Salvago e Gio Luca Chiavari nel nostro golfo per verificarne le difese ed essi relazionarono che i rischi maggiori andavano individuati nell'approdo alla spiaggia di Corte in Santa Margherita, essendo troppo limitate le protezioni.
Riferivano poi un episodio che a loro avviso focalizzava la situazione: "La settimana passata fu qui una barca francese con alquanto grano che vende in baratto di cetroni e con questa occasione si fermò a Corte qualche giorni e gli uomini, che aveva in numero di sette o otto per marinari, erano ben vestiti, et il patrone aveva faccia di soldato, e nel mercato si dimostrarono più generosi che mercadanti... La Serenissimo Repubblica ha qualche nemico molto pratico di questo golfo".
Il "baratto di cetroni", per inciso, ci fa memoria del fiorente commercio di agrumi che sin dal XIII secolo era presente nella nostra zona e che, dopo aver conosciuto uno sviluppo straordinario nel 1600, esportandosi i nostri limoni nei Paesi Bassi ed in Inghilterra, s'inaridì a seguito di un'eccezionale gelata all'inizio del XVIII secolo.
Le decisioni del Senato furono immediate avviandosi la costruzione di un castello a Punta Pagana in San Michele e di un altro a Paraggi con l'imposizione di una tassa di lire 50.000 a carico dei Capitaneati di Rapallo, Recco e Chiavari e delle podesterie di Moneglia e Sestri.
Si procedette all'esproprio del terreno occorrente per l'edificazione del castello di Punta Pagana a carico di Francesco Orero e dei fratelli, proprietari della collina degradante al mare, che furono indennizzati con lire 775 erogate nel 1627, ma solo dopo che Francesco ne fece specifica istanza.
È il Francesco Orero che Antonio Van Dyck ha effigiato in preghiera ai piedi del Crocifisso, nel dipinto conservato nella chiesa di San Michele.
Già il 13 dicembre 1625 il Senato informava il proprio ambasciatore a Roma che la costruzione delle due fortezze citate era a buon punto, mentre una lettera del Magistrato di Guerra del 1627 ci fa conoscere che Geronimo Bertollo era stato incaricato di costruire il ponte levatoio. Il 28 luglio 1631 Geronimo Casaro, "capo di Ponta Pagana", confermava che il forte era pronto a fronteggiare gli eventi e forniva un inventario minuzioso delle armi, apparati e polveri di cui era fornito.
Ciò non toglie che l'8 agosto successivo il Capitano di Rapallo Gio Antonio De Mari, trasmettendo al Magistrato di Guerra i nomi ed i "rolli" per le paghe dei "bombardieri" delle fortezze del nostro golfo, lamentasse la scarsità di munizioni e di bocche da fuoco.
Il forte di Punta Pagana, comunque, rimase sempre inattivo. Dagli inventari, che con regolarità vengono compilati negli anni seguenti, si constata un progressivo decadimento culminante nella decisione del Senato del 1644 che ordina all'ultimo castellano Masino Costa di imbarcare tutto il materiale su di una galea venuta allo scopo da Genova, procedendo allo sgombero totale del castello.
Il 15 febbraio 1644 il Capitano rapallese Gio Francesco Spinola procedeva alla stesura dell'ultimo inventario che elencava solo pochi miseri arredi e, nel dettagliare le porte ed i serramenti, indicava che in una delle stanze mancava la chiave perché... "fu portata via dal bombardero che amazzò il capo", ricordo di un fatto di sangue che turbò la vita del forte.
Il castello, pur in disarmo, vide comunque la presenza saltuaria di soldati anche negli anni successivi e sarà poi utilizzato, al pari della Torre di San Michele, per le guardie di sanità. Era, infatti, il confine tra il Commissariato di Sanità di Portofino e quello di Rapallo.
Esso verrà riarmato dopo il bombardamento navale di Genova da parte della flotta francese del maggio 1684 e verrà definitivamente abbandonato nel 1705.
La villa col parco circostante era nel frattempo passata in proprietà ai Cattaneo, per pervenire poi, per vincoli di parentela, agli Spinola che nel novembre del 1846 vi ospitarono i principi Giovanni e Ferdinando di Borbone, come ricorda una lapide fatta apporre da Giacomo Spinola.
Un altro marmo, presso l'ingresso principale del palazzo, collocato nel 1959, ricorda la donazione della villa, del parco e del forte di Punta Pagana al Sovrano Militare Ordine di Malta.
È per questo motivo che in occasione di ogni soggiorno a Rapallo del Gran Maestro, il rosso stendardo dell'Ordine sventola sull'edificio a fianco dell'antico fortilizio di Punta Pagana.